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Distacco

 "In una terra lontana c'era una volta un giovane pittore. Tutto ciò che posse­deva erano una vecchia casa e un pozzo. A parte qualche misera pianta e qualche cespuglio stentato, vicini alla casa, tutt'intorno la terra era secca, sterile e desola­ta. Non pioveva da anni e fin dove si spingeva l'occhio il paesaggio non rivelava altro che una monotonia polverosa.
Il giovane pittore però continuava a dipingere, perché quello era lo scopo della sua vita; tuttavia questa casa che ogni giorno diventava sempre più grigia e polve­rosa lo inquietava un po'. Non voleva darla vinta a quella natura così distruttiva.
Prese allora una grande decisione: da quel momento in poi avrebbe dipinto non più sulla tela, ma sui muri della casa, per sfidare lo squallore della natura con la vivacità dei suoi colori. Ma gli unici colori che gli erano rimasti erano degli ac­quarelli, per nulla adatti a dipingere all'esterno. Uno sguardo all'azzurro del cie­lo, però, fugò anche questa perplessità: la pioggia che avrebbe potuto sciogliere i colori non sembrava molto probabile.
Preparò il fondo, schizzò i contorni e dipinse. Sul muro della casa, un tempo calci­nato dal sole, con il passare dei mesi e degli anni prese forma quella che, osservata da vicino, sembrava una girandola disordinata di figure e di sensazioni astratte, ma, da lontano, le singole scene componevano un quadro d'insieme coerente.
Il pittore era ormai invecchiato, ma continuava a dipingere figure e scene sul muro, che diventavano così reali e importanti per lui da identificarcisi.
Durante i primi anni pensò raramente alla pioggia; d'altronde era talmente rara in quelle terre! Andando avanti però, quando l'opera era già a uno stadio avanzato, si scoprì più volte a guardare il cielo; fece addirittura alcuni tentativi di protezione, costruendo una tettoia. Ma la pioggia non venne mai e la tettoia, dopo un po', cadde a pezzi.
Nel frattempo i capelli e la barba del pittore si erano fatti grigi ed egli non riu­sciva più a muoversi su scale e impalcature con l'agilità di un tempo, ma continuò ad andare avanti con determinazione.
Si avvicinava il giorno in cui sarebbe scomparsa anche l'ultima macchia di gri­gio. Quando questo arrivò, il vecchio guidò il pennello con mano tremante e il cuore gonfio di passione; poi si fermò a guardare, soffermandosi ora su una parte, ora su un'altra, ricordando il tempo in cui erano nate l'una e l'altra; e il suo cuore si riempì di felicità e d'orgoglio perché aveva fatto veramente qualcosa di grande.
Forse a causa della vista ormai precaria, forse perché aveva dimenticato il mon­do circostante, il vecchio non si accorse che all'orizzonte si erano addensate nuvo­le minacciose che si stavano avvicinando sempre di più.
Dapprima sentì risvegliarsi nella memoria la paura di un tempo. Poi il lampo di un'intuizione gli illuminò il viso. Percorse un pezzo del viale e si sedette su un tronco d'albero così da poter osservare il risultato di tutti quegli anni di lavoro. Proprio allora caddero le prime gocce. Ben presto violenti scrosci di pioggia sferza­rono la casa e i colori si sciolsero in larghi rivoli lungo i muri.
Poi il temporale cessò improvvisamente come si era levato.
Il vecchio era rimasto immobile. Il sorriso di chi ha tutto compreso era dipinto sulle sue labbra.
Quando sparì l'ultima nube e il sole tornò a splendere sulla casa ormai sbian­cata dalla pioggia, il vecchio si alzò e se ne andò senza voltarsi indietro".

Che il tuo sia un mese di luglio all'insegna dell'imperturbabilità del saggio.

(1)             Il titolo di questo racconto di Jurgen Stiller, liberamente tratto da I colori della realtà, op. cit., è L'opera di tutta una vita.


Nuove Meditazioni Quotidiane, Edizioni Mediterranee.



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